IL CLITUNNO E LE SUE FONTI: UNA POESIA MILLENARIA.

Nei pressi della Via Flaminia, tra Foligno e Spoleto esattamente a Campello sul Clitunno, nasce il fiume Clitunno.

Il Clitunno e le sue Fonti hanno una poesia millenaria da raccontare in un contesto naturalistico del tutto unico e sorprendente.

L’incantevole bellezza poetica delle sue Fonti e del suo corso è ineguagliabile, circondato da salici piangenti, carici, millefogli d’acqua e abitato da specie ittiche come ghiozzetti, trote, anguille ma anche da maestosi volatili come aironi bianchi e cenerini, garzette, folaghe, cigni senza dimenticare un piccolo e affascinante cacciatore come il falco di palude, il fiume si estende per 60 km fino a sfociare all’altezza di Cannara nel fiume Topino.

Foto settemuse.it

 

Estate, autunno, inverno e primavera, non importa che stagione sia, il Clitunno ha la particolarità di avere sempre un fascino inimitabile, ed è proprio dal suo fascino che nasce lo stretto rapporto tra il Clitunno e la poesia.

Tutto comincia dagli antichi Romani dove lungo il Clitunno si allevavano buoi da sacrificare agli dei per i trionfi di battaglia. Poeti romani come di Virgilio, Properzio, Stazio e Claudiano ricodano la bellezza e la limpidezza del Clitunno. In particolare Virgilio racconta di come dal Clitunno tramite imbarcazioni si potesse arrivare a Roma grazie alla forte corrente e alla portata, infatti nell’antichità la portata del fiume era nettamente maggiore dei tempi odierni, la riduzione idrica fu a causa del disastroso terremoto del 446 d.C. che agitò l’intera regione europea.

Circa due secoli dopo, secondo molti studiosi ma non del tutto confermato, ad opera dei longobardi fu costruito anche il tempietto del Clitunno a pochi metri dalle fonti e dal 2011 patrimonio dell’umanità UNESCO.

Più di un millennio dopo, nel 1816, George Gordon Byron partito in volontario esilio dall’Inghilterra si recò in Italia. Lord Byron si recò anche in Umbria rimanendo colpito dal Lago Trasimeno, dalle Fonti del Clitunno e dalle cascate delle Marmore, proprio delle Fonti del Clitunno ispirato dalla dolcezza e dalla limpidezza delle acqua e della tranquillità del posto, consigliando a lettori e viandanti una “pausa nel disgusto della stanca vita” lungo le sponde del Clitunno.

Foto di Magicspello

Come dare torto a Byron? La particolarità dell’Umbria e specialmente nei luoghi di rilievo storico, religioso e culturale è proprio questo, trovare la poesia nel silenzio.

«Tutto ora tace, o vedovo Clitunno,

tutto: de’ vaghi tuoi delúbri un solo

t’avanza, e dentro pretestato nume

tu non vi siedi.»

Probabilmente li riconoscerete, sono i versi di Giosuè Carducci della raccolta Odi Barbare più precisamente la poesia Alle Fonti del Clitunno.

Foto di amicidipargine.it

 

Carducci, nel 1876 sì recò al liceo di Spoleto per un’ispezione e volle visitare le Fonti del Clitunno. Alle Fonti del Clitunno, a detta di molti è la poesia più completa di Carducci, dentro quest’ode si trovano tutti le tematiche della poesia carducciana come la vita agricola, l’antica Roma, la memoria storica, il risorgimento. Dentro il parco delle Fonti del Clitunno, tra l’altro, c’è una stele commemorativa di Carducci, in onore alle sue Odi e al suo amore verso le Fonti.

 

Foto di umbriatouring.it

In un contesto naturalistico come quello che si trova lungo il Clitunno e le sue Fonti, circondati da verde e azzurro, dal suono dolce dell’acqua e della fauna che popola quest’angolo di paradiso umbro si avverte subito il distacco dalla vita moderna e si riesce a cogliere attraverso il silenzio la poesia.

Foto Instagram @alex_casciarri

Francesco

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