I DOLCI DELLA CUCINA UMBRA: UN INCONTRO TRA STORIA E TERRITORIO

Quando si parla dell’Umbria a tavola vengono subito in mente salumi, formaggi, tartufi, vino e olio, ma non possiamo dimenticarci dei dolci.

Spesso poco citati, i dolci della cucina umbra sono spesso legati a determinati periodi dell’anno, sono molti di più di quanto crediate e qualcuno ha una storia antica da raccontare.

 

Ciaramicola

In ogni zona dell’Umbria troviamo diversi tipi di dolci, nella zona del perugino si preparano dolci come la Ciaramicola, dolce pasquale a forma di ciambellone con l’aggiunta di alchermes che dona un colore rossastro all’impasto e ricoperto poi con meringa bianca, il dolce è nato per onorare la città e i suoi rioni con appunto i colori dello stemma cittadino, il bianco e il rosso; per il santo patrono di Perugia si prepara invece il Torcolo di San Costanzo, un dolce a forma di ciambella con al suo interno canditi, anice e uvette che nell’antichità veniva acquistato dai ricchi per essere poi donato ai poveri; nel periodo natalizio invece si possono trovare dolci come le pinoccate, biscotti a forma di rombo con impasto preferibilmente al cacao con dentro zucchero e pinoli preferibilmente; infine per i primi di novembre in ogni angolo della città e delle zone limitrofe a Perugia si possono mangiare in quantità industriali le Fave dei Morti, biscotti a base di uova, zucchero e mandorle tritate.

 

Rocciata

Tra i dolci della zona del folignate, invece, ogni giorno dell’anno, ma specialmente tra autunno e inverno, troviamo la famosissima Rocciata, una pasta sfoglia in cui vengono avvolte noci, zucchero e mele ma ha anche diverse varianti. Questo dolce secondo alcuni ha origini longobarde, Foligno era parte Ducato di Spoleto, uno dei ducati istituiti dai Longobardi, infatti ha delle somiglianze con lo strudel; però secondo le Tavole Eugubine, che risalgono al II secolo a.c., già esisteva a quei tempi ed era il dolce del dio Hondo Cerfio.

Nella zona montana di Foligno, precisamente a Colfiorito grazie alla locale patata rossa sono diffuse le ciambelle di patate, la storia di queste ciambelle però è molto più recente infatti sono state create durante la celebre sagra della patata rossa sul finire degli anni ’80.

 

Nella bellissima Spoleto invece tra i dolci più conosciuti e più buoni c’è la Crescionda, una torta a base di latte, farina, uova e mistà farcito con amaretti, limone grattugiato e cioccolato fondente.

 

Nella zona di Terni si può trovare per tutto il periodo dell’anno il Pampepato, tradizione vuole che sia preparato il giorno dell’immacolata concezione fino al 14 febbraio, il giorno di San Valentino patrono della città. All’interno di questo dolce di cioccolato troviamo miele, frutta secca e varie spezia.

Pampepato

 

Ancora più a sud si possono assaggiare i Fichi Girotti di Amelia, ovvero fichi secchi farciti di cioccolata e frutta secca. L’antica azienda che li produce, tuttora esistente nel centro di Amelia, ha portato questi dolci alla fama mondiale ottenendo numerosi riconoscimenti ed è anche tra le più antiche del Made In Italy gastronomico.

 

Tre i dolci della cucina umbra che mettono d’accordo tutti, ovvero che sono diffusi in tutta la regione si possono citare le frittelle di san Giuseppe; preparate prevalentemente il 19 gennaio sono delle frittelle a base di riso aromatizzate con cannella e limone. A carnevale invece, in ogni città si preparano le frappe e gli stufoli che non hanno bisogno di presentazioni poiché presenti in ogni angolo d’Italia sotto diversi nomi e varianti.

Frittelle di San Giuseppe

Quando venite in Umbria e alla fine della vostra cena avete ancora spazio per il dessert (e quello si trova sempre), non avete più scuse, solo le immagini fanno venir gola. Ovviamente questi sono solo alcuni dolci della cucina umbra che ho citato perché a casa di ogni nonna si possono trovare decine di ricette e varianti che probabilmente solo loro conoscono.

I dolci umbri, oltre che con la loro bontà, svolgono una fuinzione di “macchina del tempo” facendovi fare un salto indietro nella storia. Mangiare non è solamente il saziare lo stomaco ma è anche riempire la propria mente e la propria curiosità ricordando che ogni piccola cosa ha la storia da raccontare.

Francesco

Leave a comment